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R Grunwald
Austria Vienna
Austria, Vienna
Il compositore e tastierista di Toronto R. Grunwald racconta che il suo secondo album solista, Iterations, prende il nome dal concetto di “ripetere qualcosa più e più volte, imparando ogni volta qualcosa di nuovo”. È un’idea sfumata, che dice molto della sua pratica, e che si riflette direttamente in uno degli elementi più affascinanti del disco. Variate iterazioni delle stesse composizioni ne costituiscono l’ossatura, offrendo eleganti variazioni e cambi di prospettiva su pochi, splendidi temi.
Allo stesso tempo, però, il termine “ripetizione” descrive solo in parte questa musica, che in realtà sembra più dispiegarsi che ripetersi lungo otto tracce, muovendosi delicatamente ma con decisione in avanti e verso l’esterno. Iterations amplia il percorso avviato con il primo album Oma, interamente per piano solo. Se Oma era già un lavoro elegante e paziente, Iterations rappresenta uno sviluppo estetico, una sorta di fioritura.
Il disco si apre con il brano cardine, il quartetto d’archi “Marred in Stillness”, per poi scivolare con dolcezza in “Why”, per solo pianoforte, stabilendo subito un tono evocativo e raffinatissimo, che conquisterà chi ama classici autunnali come Music for Egon Schiele dei Rachel’s. Successivamente, “Marred in Silence” riprende il brano d’apertura, sostituendo gli archi con quattro voci che pulsano e si intrecciano in cascate sonore. È una nuova iterazione, un piccolo ma significativo cambio di prospettiva. Con questo brano, che vede la partecipazione di Robin Dann (Bernice), Felicity Williams (Bahamas, Bernice), Alex Samaras (Queer Songbook Orchestra) e Mara Nesrallah, l’ascoltatore può pensare a Meredith Monk, ma emerge anche la dimensione di Grunwald come sound designer, capace di concepire la musica in termini di paesaggio e colore.
Benché Grunwald si sia fatto un nome partecipando a centinaia di session, con contributi regolari ai repertori di Jill Barber e Donovan Woods, e sebbene gran parte di Iterations sia stato composto durante una residenza artistica al Banff Centre, egli lavora anche come compositore per cinema e televisione. Questo influsso si percepisce nella natura cinematica delle sue composizioni. In questo senso, Iterations ha tanto in comune con Ryuichi Sakamoto o Yann Tiersen quanto con contemporanei come Bing & Ruth o Sarah Davachi.
Il brano cardine ritorna ancora come “Bound in Stillness”, questa volta arrangiato per sintetizzatore. Un altro cambio di prospettiva: la composizione resta identica nelle note, ma ciò che emerge è un nuovo sviluppo. Ciò che, eseguito dalla viola, suonava particolarmente cupo, nella voce umana diventa meditativo. E reso con un sintetizzatore, scintillante, diventa giocoso e curioso. Grunwald comprende e coltiva questi spostamenti di prospettiva, li intreccia lungo l’intero album.
Ma non serve afferrare il concetto per godere della musica: ed è forse questa la sua forza maggiore. Pur muovendosi su un piano concettuale sofisticato, il contenuto emotivo è immediato e tangibile. Iterations è musica tenera e indagatrice, universale nella sua ispirazione e profondamente intima nel suo linguaggio.
Allo stesso tempo, però, il termine “ripetizione” descrive solo in parte questa musica, che in realtà sembra più dispiegarsi che ripetersi lungo otto tracce, muovendosi delicatamente ma con decisione in avanti e verso l’esterno. Iterations amplia il percorso avviato con il primo album Oma, interamente per piano solo. Se Oma era già un lavoro elegante e paziente, Iterations rappresenta uno sviluppo estetico, una sorta di fioritura.
Il disco si apre con il brano cardine, il quartetto d’archi “Marred in Stillness”, per poi scivolare con dolcezza in “Why”, per solo pianoforte, stabilendo subito un tono evocativo e raffinatissimo, che conquisterà chi ama classici autunnali come Music for Egon Schiele dei Rachel’s. Successivamente, “Marred in Silence” riprende il brano d’apertura, sostituendo gli archi con quattro voci che pulsano e si intrecciano in cascate sonore. È una nuova iterazione, un piccolo ma significativo cambio di prospettiva. Con questo brano, che vede la partecipazione di Robin Dann (Bernice), Felicity Williams (Bahamas, Bernice), Alex Samaras (Queer Songbook Orchestra) e Mara Nesrallah, l’ascoltatore può pensare a Meredith Monk, ma emerge anche la dimensione di Grunwald come sound designer, capace di concepire la musica in termini di paesaggio e colore.
Benché Grunwald si sia fatto un nome partecipando a centinaia di session, con contributi regolari ai repertori di Jill Barber e Donovan Woods, e sebbene gran parte di Iterations sia stato composto durante una residenza artistica al Banff Centre, egli lavora anche come compositore per cinema e televisione. Questo influsso si percepisce nella natura cinematica delle sue composizioni. In questo senso, Iterations ha tanto in comune con Ryuichi Sakamoto o Yann Tiersen quanto con contemporanei come Bing & Ruth o Sarah Davachi.
Il brano cardine ritorna ancora come “Bound in Stillness”, questa volta arrangiato per sintetizzatore. Un altro cambio di prospettiva: la composizione resta identica nelle note, ma ciò che emerge è un nuovo sviluppo. Ciò che, eseguito dalla viola, suonava particolarmente cupo, nella voce umana diventa meditativo. E reso con un sintetizzatore, scintillante, diventa giocoso e curioso. Grunwald comprende e coltiva questi spostamenti di prospettiva, li intreccia lungo l’intero album.
Ma non serve afferrare il concetto per godere della musica: ed è forse questa la sua forza maggiore. Pur muovendosi su un piano concettuale sofisticato, il contenuto emotivo è immediato e tangibile. Iterations è musica tenera e indagatrice, universale nella sua ispirazione e profondamente intima nel suo linguaggio.
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sabato, 20 settembre 2025
21:00 // Circolo degli Illuminati // Garden
